ANASSIMANDRO

Talete e la scuola di Mileto


Glossario


Ananche

Apeiron

Apollonia

Destino

Gnomone

I

Mileto


Mondi paralleli



O

Scuola ionica

ANASSIMANDRO



Anassimandro di Mileto Filosofo e scienziato (610 - 547 a.C.). È il rappresentante della scuola ionica immediatamente successivo a Talete.

Anassimandro apparteneva ad una delle famiglie aristocratiche di Mileto: gli Alessandriniti, ricchi proprietari terrieri. Fu impegnato in politica e ricoprì la carica di governatore di Apollonia, una colonia di Mileto. Scrisse un’opera in prosa, che  sarà denominata dai dossografi successivi “Peri physeos” ( Sulla natura), di cui però rimane solo un frammento. Fu geografo e cartografo: a lui si deve la prima carta geografica. Sua è anche l’invenzione dello gnomone solare con il quale riuscì a calcolare gli equinozi, i solstizi e l’intervallo tra una stagione e l’altra e, dunque, a misurare il tempo. E’ nota la sua tesi secondo cui gli uomini derivano dai pesci.

ANASSIMANDRO





Ricostruzione della celebre carta di
Anassimandro di Mileto


Gnomone. Dal greco gnømøn-gnømonos: conoscitore, asta della meridiana, ago dell'orologio solare e l'orologio stesso (inventato da Anassimandro di Mileto).
 


Secondo Anassimandro, l’archè, essendo l’origine di tutte le cose, non può essere una delle cose stesse e a questo proposito si dà un  altro ragionamento che nega la possibilità che l’acqua sia il principio di tutto:
l’acqua spegne il fuoco, quindi non può generarlo.

L’archè, essendo l’origine di tutto ciò che è determinato, deve essere indeterminato e per questo Anassimandro lo chiama APEIRON, cioè senza limite ( dove a è privativa e significa non, senza e peras significa limite).



APEIRON




Il principio quindi non è nessuna delle cose che appaiono all’esperienza sensibile ma è qualcosa che sfugge all’osservazione e non è nemmeno un elemento materiale.

L’APEIRON può essere tradotto come l’indeterminato o l’infinito.

L’APEIRON governa tutte le cose imponendo loro una legge e non avendo limiti, essendo infinito, è al di là del tempo, poiché il tempo appartiene al mondo delle cose che nascono e muoiono.

Come nasce il mondo ?


Staccandosi, separandosi dall’apeiron: nascere è proprio questo staccarsi da quell’unità  indistinta che è l’infinito, è, più precisamente, il separarsi dei contrari.


Il mondo delle cose, infatti, è il teatro di uno scontro: le stagioni, ad esempio, altro non sono che l’alternarsi di coppie di opposti, il caldo e il freddo ( estate e inverno) e il secco e l’umido ( primavera e autunno).


Proprio perché è teatro dove si avvicendano i contrari, l’universo mondo è anche il teatro del tempo..




 















<< Principio degli esseri è l'infinito ... da dove infatti gli esseri hanno origine, lì hanno anche la distruzione secondo necessità: poiché essi pagano l'uno all'altro la pena e l'espiazione dell'ingiustizia secondo l'ordine del tempo >> ( Anassimandro, in Simplicio, De physica, 24, 13 )

  
<< All'inizio c'era il caos... I venti delle tempeste formarono un enorme vortice nel quale le parti pesanti restarono al centro, mentre quelle più leggere furono spinte tutte intorno. La terra e l'acqua rimasero così al centro ed il fuoco intorno. Il fuoco fece evaporare molta acqua ed il vapore diventò aria. L'aria, premendo contro il fuoco, lo sollevò e lo spazio fra la terra ed il fuoco divenne cielo... Intanto la terra, che prima era mescolata all'acqua, seccò e apparvero le pianure e le montagne, mentre nelle conche profonde si raccolse l'acqua rimasta e si formarono i mari. La terra prese la forma di una ruota. Nelle calde acque dei mari comparvero le prime forme di vita. In seguito alcuni di questi animali incominciarono a vivere fuori dall'acqua e da essi derivarono tutti gli animali terrestri. >>
( Anassimandro, dall'Apeiron indefinito l'origine. )



L’esistere del mondo è dunque frutto della rottura dell’armonia originaria dove i contrari coesistono indistinti e dove il tempo non esiste. Forse è per questo che Anassimandro, nel frammento che ci è pervenuto, nel tentativo di spiegare la nascita del cosmo, fa uso di un linguaggio morale: l’esistere è un atto di ingiustizia, una colpa, un atto di prevaricazione e prepotenza di un contrario su un altro.



Il tempo tuttavia ristabilisce l’equilibrio, impedendo il trionfo definitivo di un contrario sull’altro, ma quando un contrario prevarica definitivamente sull’altro e la lotta viene meno con l’esistenza di solo un contrario, allora si ha l’ingiustizia somma e definitiva, espiata con l’annullamento degli stessi contrari e con il loro riassorbimento nell’apeiron.

Abbiamo quindi, dopo lo stato di massima distinzione e determinazione possibile, il ristabilimento della perfezione indistinta primeva: l’unità dell’apeiron.

“ Da dove infatti gli esseri hanno l’origine, ivi hanno anche la distruzione secondo necessità: poiché essi pagano l’uno all’altro la pena e l’espiazione dell’ingiustizia secondo l’ordine del tempo ”

  << Anassimandro ha fondato l’unità del mondo non soltanto sull’unità della sostanza, ma anche sull’unità della legge che lo governa…Intanto, la natura stessa della sostanza primordiale conduce Anassimandro ad ammettere l’infinità dei mondi…infiniti mondi si succedono secondo un ciclo eterno; ma i mondi sono infiniti anche contemporaneamente nello spazio o soltanto successivamente nel tempo? >>

Una testimonianza di Aezio novera Anassimandro tra quelli che ammettono mondi innumerevoli che circondano da tutti i lati quello che noi abitiamo; ed una testimonianza analoga ci dà Simplicio…Cicerone…dice:” L’opinione di Anassimandro era che ci sono divinità che nascono, crescono e muoiono a lunghi intervalli e che queste divinità sono mondi innumerevoli>> ( Tratto da “Storia della filosofia”, Il pensiero greco e cristiano: dai presocratici alla scuola di Chartres; vol. 1; Nicola Abbagnano; edizioni Gruppo Editoriale L’Espresso 2005).

Possiamo forse dire che anassimandro è stato il primo studioso a ipotizzare l'esistenza degli Universi paralleli ?


MONDI PARALLELI ?


Ma dalle testimonianze che abbiamo appena letto nascono considerazioni che potrebbero rivestire una certa importanza: i mondi sono infiniti di numero e coesistono; i mondi non sono il tutto, ma parte infinita di un tutto infinito; i mondi, ciò che è parte infinita del tutto infinito è divino. E’ soprattutto quest’ultima considerazione che dovrebbe essere soppesata, perché, se ha ragione Cicerone nella sua interpretazione, siamo vicini all’affermazione di Talete, secondo cui tutto è pieno di dei e non vi sarebbe quindi la rottura tra i due pensatori, ma la continuità..




IL DESTINO
C’è un’altra questione di cruciale importanza che sorge dalla lettura del frammento di Anassimandro: ciò che è necessario, il necessario. E’ la necessità che fa sorgere e tramontare l’universo mondo e i mondi e la necessità in greco antico può essere tradotta con  Ananke (o Ananche) ( Ἀνάγκη), la dea  che rappresenta la personificazione o potenza del destino, della necessità inalterabile e del fato nella religione orfica.
Nell'uso filosofico, il termine significa necessità, necessità logica o leggi della natura. Se si pone troppa attenzione all’apeiron si rischia di dimenticare che ciò che decreta, che ordina, è la necessità, la forza intrinseca all’apeiron. Da ciò  si potrebbe arguire che non l’apeiron è l’archè per Anassimandro, ma la forza, che necessariamente si esercita per natura e logica. Anche seguendo questa strada ci porremmo sul piano di continuità con Talete e non di rottura.
















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